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Storia
In genere crediamo che il lavoro di un artista si svolga in uno studio affollato di gente: gli allievi, intenti a predisporre l’attrezzatura necessaria al lavoro del maestro; i garzoni che tengono in ordine ogni cosa; gli amici o gli occasionali visitatori che fanno quotidianamente visita all’artista. Questa immagine stereotipata, tramandataci da una tradizione piena di luoghi comuni, ci induce spesso ad una valutazione errata.
La realtà è meno “romantica”, più cruda. Oserei dire che, spesso, l’artista trascorre molte ore di lavoro in totale solitudine, anzi direi che la solitudine è la sua compagna più assidua. Sono molteplici le ragioni che vedono l’artista trascorrere le ore da solo davanti al suo lavoro. Esse attingono anche alla necessità di maggiore concentrazione che si ottiene con la dura prassi dello stare da soli. Infatti anche il celeberrimo Leonardo Da Vinci raccomandava, quale estrema necessità, a quanti volessero intraprendere la carriera artistica: “se sarai solo sarai tutto tuo”. Pertanto anch' io, nel modellare la statua di San Michele Arcangelo, ho vissuto molto tempo da solo, immerso nella quiete dello studio, ricavato nella sagrestia della chiesa di San Felice. In quel luogo ameno e silenzioso, le lunghe ore pomeridiane erano scandite dal frusco del vento che accarezzava le argentee chiome dei maestosi ulivi che crescono tutt'intorno alla Chiesa. Ma giorno dopo giorno, ho ricevuto la visita di alcune persone che, all'inizio per curiosit… e poi con amicizia, hanno reso meno dura la mia solitudine. Colgo, quindi, l'occasione per ricordare affettuosamente il piccolo Michele Riccio, da me, amichevolmente soprannominato “Piccola peste”: un bambino vispo e intelligente al quale spesso regalavo un pezzetto di argilla che lo rendeva felice e lo portava ad esercitarsi nella misteriosa arte della scultura; la sua gentilissima nonna, la signora Angelina, che spesso mi portava un gradevolissimo caffŠ e i fratelli maggiori del piccolo Michele: Domenico e Vincenzo. Ancora, ricordo con affetto: il sig. Antonio Antonucci e il figlio Vincenzo nonch‚ il prof. Lucio Canestrino. Con essi, a volte, conversavo in quei lunghissimi pomeriggi trascorsi nella Chiesa di San Felice.
Quando mi sono trasferito nella Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per dipingere il nuovo San Michele Arcangelo, altre gentilissime persone mi hanno fatto visita. Fra esse ricordo con affetto le Suore della Congregazione delle Pie Discepole di Santa Teresa di Gesù Bambino: la Madre Superiora Suor Virginia, Suor Angelina, Suor Apollonia, Suor Agata, Suor Martine, il sig. Lorenzo Colambassi, il barbiere Pasquale Marotta e suo figlio Danilo, il prof. Luigi Mennone, il piccolo Michele Cappella e Guido Santagata aspiranti al sacerdozio e, per questo motivo, già colti, pacati e giudiziosi. E, infine, ma non ultima, la signora Olimpia Palumbo la quale, per tutto il periodo della mia permanenza nella Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, con estrema gentilezza, mi ha portato delle squisite caramelle balsamiche che sapevano di amicizia infinita, di calore umano affettuosamente esternato.
Concludendo, estendo il mio ringraziamento a Don Giuseppe, Parroco di Gioia Sannitica, che è stato sempre presente, disponibile e fiducioso nei miei riguardi. Ringrazio tutta la popolazione di Gioia Sannitica che mi ha voluto quale protagonista di un evento straordinario ed indimenticabile.
Prof. Gianni Parisi
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