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Storia
San Michele viene solitamente rappresentato con in mano il turibolo, con la lancia, il globo terrestre sul quale è posta la mano Benedicente di Cristo, con un reliquiario, con il ventaglio liturgico, mentre pesa l’anima o la estrae dal corpo del defunto, oppure nell’atto di trafiggere il drago, di tenerlo in catene o calpestarlo.
In altre rappresentazioni, egli appare nell’atteggiamento di confortare o soccorrere i malati o in quello di far inginocchiare i penitenti; inoltre si trova rappresentato con la corona sul capo, in trono o librato fra le nuvole, mentre vola o sta per spiccare il volo.
Gli attributi che contraddistinguono San Michele sono molteplici ed è proprio per questo che l’iconografia micaelitica non si presta ad una facile classificazione tipologica, infatti alcuni dei tanti elementi simbolici che la caratterizzano nelle opere pittoriche, scultoree e musive, a volte compaiono combinati in diversa maniera, sia nelle immagini orientali che in quelle occidentali.
Nelle icone bizantine del X sec. San Michele è statico, con espressione seria, occhi grandi e allungati, vesti molto ricche che sembrano ricalcare quelle degli imperatori e in mano regge il globo o la bilancia mentre con l’altra è in atto benedicente. Il tipo di Michele ieratico si è andato modificando nel tempo mediante elementi iconografici che assecondano l’esigenza di rappresentarlo come “Angelo guerriero”; quindi un’iconografia orientaleggiante lascia il passo ad una rappresentazione di San Michele “guerriero” più tipicamente longobarda.
È possibile fare un’altra distinzione mettendo da una parte il tipo di “Michele Arcangelo” nelle funzioni assegnategli dalla tradizione giudaico-cristiana (turiferario celeste che porta il turibolo d’oro davanti all’altare, guida dei defunti, guardiano della Chiesa) da quello di “Michele guerriero” della tradizione carolingia.
Ma il San Michele guerriero, che trafigge o calpesta il dragone, rettile dalla pelle squamosa la cui coda si arrotola più volte, permane anche nell’iconografia garganica. Infatti questo è il tipo che, ispiratosi all’immagine marmorea di Monte Sant’Angelo, attribuita ad Andrea Cantucci detto il Sansovino, si è diffuso in tutta l’area dell’Italia meridionale investita dal culto dell’Arcangelo, la cui immagine in miniatura è stata portata nelle case, nelle masserie, nei cortili delle abitazioni e delle farmacie, ai crocevia delle stradine o accanto ai focolari.
L’immagine gioiese di San Michele
La statua di San Michele che si venera a Gioia Sannitica ricalca il tipo del “Michele guerriero” che mostra un Michele adolescente che indossa la corta tunica, i sandali e la clamide (mantello) che discende dalle spalle. Il braccio destro, sostenente la spada, è ripiegato dietro il capo.
L’arma sembra intimidire ed ammonire più che minacciare l’infernale Dragone, immobilizzato dal piede sinistro dell’Arcangelo che gli si posa sul petto. Non traspare alcun segno di aggressività dall’atteggiamento sereno dell’Angelo il cui viso, leggermente piegato a sinistra, rivela lo splendore delle linee, la bellezza virile e l’armonia delle membra. L’elmo che copre il capo di San Michele è il tipo a cimiero, simbolo di forza, ornato da piume di colore rosso e blu: l’uno, simbolo della nobiltà, della grandezza, dell’opulenza, del coraggio e della misericordia; l’altro segno di gentilezza, amore per le scienze, culto per le arti e l’umanità.
Inoltre le piume variopinte sull’elmo sono il segno distintivo di San Michele come propugnatore dei diritti e dell’onore di Dio sulla Terra. La tunica militare di colore blu cobalto, impreziosita dalle frange e dai riverberi in oro, ricorda le tipiche divise dei grandi centurioni romani. La clamide, color porpora, avvolge l’Arcangelo, avvitandone il corpo dal braccio sinistro fino alla gamba destra mentre il vortice e il panneggio delle vesti sottolineano il movimento febbrile della concitata azione. Nell’iconografia sacra la nudità dei piedi indica perfezione e natura purissima. Il glorioso Arcangelo viene rappresentato a piedi scoperti con gambali di pelle e sandali di suola che hanno lo scopo di proteggere le piante dei piedi, affinché non si posino sull’immondo Satana.
La spada, brandita con la mano destra, esprime l’atto di ferire e punire la superbia di Lucifero. Essa può anche essere interpretata come il simbolo del comando per le schiere celesti, presentandoci così un San Michele difensore della Chiesa Militante e difensore e prìncipe della Chiesa Trionfante.
Il suo piede sinistro che tiene saldamente fermo il Dragone, simbolo indiscusso del Male, ci ricorda e ci invita alla devozione e alla preghiera affinché Egli ci difenda in vita e ci assista nella morte, conducendo le nostre anime al Cielo.
Dott.ssa Paola Altieri
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