.: Comitato Micaelitico :.


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Folklore e Leggende

Storia


A Gioia Sannitica vi è una grande devozione in onore di San Michele Arcangelo. La tradizione orale ci ha trasmesso tante leggende e tante iniziative folcloristiche che si svolgevano durante tutto l’anno e soprattutto in prossimità dei solenni festeggiamenti.
Una leggenda vuole che i contadininon devono recarsi nei campi l’otto di maggio perchè San Michele passa in quelli seminati a cereali come grano, orzo, avena cioè la “biada” e segale per mettere il seme buono e allontanare ogni malignità. Per i contadini, quindi, è un giorno sacro.


Grotta di Curti

Un’altra leggenda racconta che, presso la grotta di Curti, una volta si è staccata una gigantesca roccia dalla montagna proprio mentre avveniva una processione. Il masso, arrivato al limite del sentiero che porta alla grotta si è fermato di colpo, lasciando passare tranquillamente la processione senza recare alcun danno ai pellegrini: sicuramente un miracolo del Santo.
Ma anche il folklore ha una sua storia: i nostri antenati, nel mese di luglio, recavano in Chiesa un bel fascio di grano chiamato “regna”, per ringraziare San Michele del raccolto. Questi fasci di grano venivano trebbiati e venduti
al fine di raccogliere fondi per la festa e la gente, che acquistava il grano, diceva “ho comperato il grano di San Michele”.


Altra tradizione gioiese, è “l’ammessa”: un’asta pubblica che si svolgeva sul sagrato della Chiesa a cui partecipavano tutti coloro che volevano portare a spalla il Santo Patrono in processione. Il Parroco e il Presidente della Commissione aprivano l’asta e i cittadini interessati facevano la loro offerta. Coloro che offrivano di più, avevano l’onore di portare San Michele Arcangelo oppure potevano delegare amici o parenti. L’ammessa poteva essere ripetuta ogni qualvolta c’era, da parte dei cittadini, il desiderio di portare il Santo. I fondi raccolti venivano utilizzati per i solenni festeggiamenti in onore del Santo Patrono. All’inizio degli anni 60, questa tradizione è stata abolita per dare la possibilità a tutti di portare a spalla San Michele.

“La processione, giunta in piazza Municipio, alias detta “antica taverna”, si ferma per permettere ed assistere al tradizionale “volo dell’Angelo”, volo spettacolare e, nello stesso tempo, commovente. Difatti, da una delle finestrelle di casa Fiorillo, posta tra via Roma e Piazza Municipio, collegata per mezzo di grosse e robuste funi al Palazzo Municipale che si trova dirimpetto, vengono fatti calare due bambini dell’età dagli otto ai nove anni, vestiti da angioletti, saldamente assicurati ai cavi, sulla statua di San Michele Arcangelo. A questo punto, tra l’emozione della folla dei fedeli, i due “Angioletti” declamano delle poesie in onore del Santo Patrono ed alla fine lasciano cadere dolcemente sulla statua tanti fiori, mentre lentamente vengono tirati verso il Palazzo come in un volo leggiadro, tra gli applausi e lacrime di gioia dei presenti”.

Il volo dell' Angelo

L’ultima volta che è stato rappresentato il “volo dell’Angelo” risale all’anno 1948.


Dott.ssa Simona Ferrucci


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