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Storia
Il 18 giugno 2005 ho dato inizio alla realizzazione della copia della statua di San Michele Arcangelo, il cui originale era conservato in un’apposita nicchia situata dietro l’altare maggiore nella Chiesa di San Felice, Chiesa che sorge nel centro storico del comune di Gioia Sannitica.
Naturalmente il mio lavoro è stato preceduto dall’incarico, ricevuto da Don Giuseppe Oropallo, parroco della Parrocchia di San Felice e Santi Apostoli Pietro e Paolo, nonché presidente del Comitato per i festeggiamenti in onore di “San Michele Arcangelo”, Protettore di Gioia Sannitica, comune facente parte della Diocesi di Cerreto Sannita, Telese, Sant’Agata dei Goti il cui vescovo è Sua Eccellenza Mons. Michele De Rosa.
La volontà di realizzare una copia della statua del Santo è scaturita dalla necessità di ovviare a diversi inconvenienti cui l’originale statua lignea andava incontro ogni qualvolta la si doveva portare in processione. La preziosa opera d’arte, intagliata in legno e ricoperta in stucco, è stata dipinta dopo diversi restauri operati nel corso dei secoli ed è diventata estremamente fragile. L’esposizione agli agenti atmosferici, ai continui sbalzi dovuti al trasporto a spalla per le vie cittadine durante le processioni, l’hanno sottoposta, pertanto, a situazioni alquanto precarie per la sua integrità.
La preziosa e magnifica opera scultorea è stata realizzata nella prima metà del XVIII secolo da un artista presumibilmente di scuola napoletana; è stata portata in Gioia Sannitica nel 1741, benché il culto verso l’immagine di San Michele Arcangelo abbia origini remote presso le popolazioni locali.
Il prof. Filippo Fiorillo nel suo lavoro “GIOJA SACRA” così descrive l'arrivo della statua del Santo nella Città:
"La venerazione per San Michele Arcangelo in Gioja è antichissima e si perde nel tempo. Ha origini longobarde, di sicuro. Di preciso sappiamo da documenti storici dell’ epoca che, la Statua del “Santo Patrono”, venne portata in Gioja, l’otto luglio del 1741; accolta con solenni festeggiamenti dall’intera popolazione ed è da quell’anno che, San Michele venne proclamato Patrono del nostro Paese e di tutta la Terra Giojese. Quella mattina dell’otto luglio 1741, tutto il popolo di Gioja, andò entusiasta incontro alla Venerabile Statua di San Michele Arcangelo, sulla sponda sinistra del fiume Volturno, in tenimento di Gioja, (allora: Gioja di Terra di Lavoro) ed attese trepidante, che spuntasse dall’altra sponda, in tenimento di Rajano, il carro con sopra la Statua. Arrivato che fu il carro, sulla riva destra del fiume, da quest’altra sponda del Volturno, (quella in tenimento giojese), le genti giojesi, cominciarono a gridare a più non posso per la grande gioia ed esultavano dicendo: “Viva San Michele Arcangelo, Protettore di Gioja”. La statua di San Michele, fu trasportata al di qua del Volturno, in tenimento giojese, su di una “Scafa”: “grosso barcone”, poi fu rimessa su di un carro addobbatissimo, trainato da otto magnifici cavalli, bianchi e neri e con solenne corteo, attraversò, tutta la campagna di Gioja e verso le tredici, giunse finalmente in Paese. Giunta che fu la Statua in Gioja, in Piazza (oggi Municipio, dal 1861), ma allora si chiamava: “La Taverna”, l’antica Tabernae di origine romana. Ebbene, giunta in Paese, la Statua, fu portata in solenne processione per tutte le vie del Paese. Dopo aver attraversato tutte le vie, il Santo, fu portato nella Parrocchia Madre di San Felice, nell’omonima Via, e posto in una bella nicchia, situata sull’Altare Maggiore, tra una pioggia variopinta di fiori e tra canti melodiosi, inneggianti per l’appunto a San Michele Arcangelo e all’Onnipotente Iddio.”
Né questo lavoro del prof. Fiorillo, né ricerche storiche effettuate fanno luce su chi fu l’autore della magnifica immagine scultorea raffigurante San Michele Arcangelo realizzata nella prima metà del XVIII secolo. A mio avviso, però, per le straordinarie forme plastiche, per la postura dell’immagine, che sembra quasi “avvitarsi” nell’aria, rendendo la visione della statua usufruibile da diversi punti di vista, nonché per la raffinatezza e la delicatezza dell’intaglio scultoreo, si potrebbe accostare la magnifica statua del San Michele Arcangelo di Gioia Sannitica, all’altrettanto magnifica opera lignea raffigurante l’Immacolata Concezione, intagliata da Gennaro Amore (o D’Amore), nella seconda metà del XVIII secolo, per la chiesa “Ave Gratia Plena” di Piedimonte Matese.
Gennaro Amore (o D’Amore), eccelso scultore partenopeo, era attivo presso una fiorente bottega, fra le molte che operavano in quel periodo a Napoli e fornivano alla numerosa committenza, bisognosa di raffinate opere artistiche per addobbare le chiese del reame di Napoli, ogni genere di opere sacre, in svariati materiali fra cui: bronzo, legno, marmo, argento ed oro.
Naturalmente l’attribuzione ad un determinato artista è cosa alquanto audace e complessa, che andrebbe verificata ed avvalorata da studi approfonditi, non trascurando gli ambiti e i numerosi e multiformi artisti operanti nel vasto panorama dell’arte napoletana tra la fine del ‘600 e i primi del ‘700, fra cui primeggia Lorenzo Vaccaro, che lasciò insuperabili opere scultoree, fra le quali anche immagini di San Michele Arcangelo, che furono esempi da imitare per diversi artisti minori quali Francesco Picano, Gian Domenico Vinaccia, Gaetano Catalano, Lelio Giliberto, Filippo Del Giudice, Gaetano Starace, Paolo De Matteis e molti altri nel corso del XVII e XVIII secolo.
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